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ELEZIONI: CORO DI NO, NON BASTA PIZZA PER RINVIARE IL VOTO (IL PUNTO)

Piazza del Gesu' di nuovo alla con prepotenza al centro del dibattito politico.
Ad avviare l'ultima disputa, in ordine di tempo, la riammissione della Dc di Giuseppe Pizza al Senato, decisa in via cautelare dal Consiglio di Stato. Un'ordinanza di non poco conto, che a dodici giorni dalle elezioni politiche potrebbe mettere a rischio il regolare svolgimento della consultazione elettorale, prevista per domenica 13 e lunedi' 14 aprile.
E in attesa che il Tar del Lazio si esprima nel merito della questione, la formazione politicha di Pizza chiede ''l'esecuzione immediata dell'ordinanza e il differimento della data del voto onde consentire il ripristino della violata legalita'''.
Pizza, salernitano, gia' discusso dirigente dei giovani democristiani negli anni '70 del secolo scorso, dopo aver sostenuto con il suo gruppo Prodi alle scorse politiche e' approdato invece, due anni dopo, ai lidi berlusconiani.
Ed e' proprio Berlusconi ad intervenire per primo sulla richiesta del suo alleato di rinvio delle elezioni. Stamattina il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, non ha potuto escludere la possibilita' che si concretizzi il rinvio delle elezioni.
Anche se, nel tardo pomeriggio, con una nota il Viminale ha informato di aver dato incarico all'Avvocatura dello Stato di presentare ricorso per revocare l'ordinanza del Consiglio di Stato, ''essendo ormai iniziato il procedimento elettorale''.
Su una linea ben differente e' invece il Pizza. ''L'esclusione dalla competizione politica nazionale non e' dovuta ad una nostra responsabilita' - spiega -.
Ci siamo battuti fino in fondo contro un provvedimento iniquo e sbagliato, l'ordinanza del Consiglio di Stato ci ha dato ragione ed ora abbiamo diritto di svolgere la campagna elettorale come tutti gli altri partiti''.
Pizza, inoltre, riferisce di essersi attivato ''per far sequestrare il simbolo Udc, che viene ancora usato illegittimamente nonostante la sentenza che autorizza solo la nostra formazione politica ad utilizzare lo scudo crociato''.
Una eventualita' rigettata subito al mittente dal leader centrista, Pier Ferdinando Casini: ''Baggianate''.
In ogni caso, aggiunge, ''siamo sereni e ci atteniamo'' - in merito all'ipotesi di uno slittamento elettorale - ''alle decisioni che prendera' il governo, che e' competente in materia''.
Sulla vicenda simbolo, intanto, s'inserisce anche Angelo Sandri, segretario politico della Democrazia Cristiana Libertas, a suo tempo spodestato da Pizza alla guida del movimento e da tempo in forte contrapposizione con lo stesso Pizza ed al quale contesta la titolarita' dello Scudocrociato.
''Come suggerito dall'Ufficio legale del nostro partito - ha dichiarato Sandri - abbiamo presentato la richiesta di una riconvocazione urgente del Consiglio di Stato a sezioni riunite onde poter riesaminare la decisione della quinta sezione del Consiglio di Stato presa nell'udienza del 1 aprile 2008 ed alla quale non siamo stati presenti in quanto non ci e' pervenuta alcuna notifica, cosi' come previsto a termini di legge.
Una eccezione di fondamentale rilevanza in quanto il nostro simbolo (il simbolo scudocrociato storico di degasperiana memoria) che e' stato registrato con il numero d'ordine 89 presso l'Ufficio elettorale del Ministero degli Interni e' stato preso in esame congiuntamente sia con il simbolo n.
45 (D.C.
di Pizza) sia con quello n.
123 (Unione di Centro)''.
''Anche i ricorsi incrociati che sono presentati alla Corte di Cassazione furono esaminati congiuntamente e quindi - prosegue Sandri - appare del tutto illegittima la nostra esclusione dal dibattito avvenuto dinnazi al Consiglio di Stato''.
L'esposto della Democrazia Cristiana e' stato inviato ''per opportuna conoscenza'' anche al presidente della Repubblica e al ministro degli Interni ''per le valutazioni di propria competenza''. Questioni postdemocristiane a parte, da Bucarest, a margine del vertice Nato, Romano Prodi interviene per sottolineare come ''si debba fare di tutto, nei limiti della legge, per evitare qualsiasi rinvio delle elezioni'', ricordando che il processo elettorale ''e' gia' stato iniziato ed interromperlo sarebbe estremamente grave''.
Anche perche', fa notare, ''i militari all'estero hanno gia' votato''.
In ogni caso, per il premier siamo difronte ad ''un problema da esaminare giuridicamente'', pur rimarcando che un eventuale rinvio ''metterebbe l'Italia in una luce molto cattiva davanti al mondo''. A dire no al rinvio e' il leader del Pdl, Silvio Berlusconi.
''Mi auguro proprio che non ci sia un rinvio delle elezioni - spiega l'ex premier - perche' sarebbe un danno notevole per un Paese che ha bisogno di un governo immediatamente operativo ed efficace'' e cio' ''sarebbe un altro regalo di questo governo della sinistra, che francamente gli italiani non meritano''.
''Non ho sentito Giuseppe Pizza - aggiunge il Cavaliere - ma ci sono persone nostre in stretto contatto con lui e mi auguro che dia un segno di responsabilita''', affinche' rinunci alla richiesta di avere ulteriori giorni per la campagna elettorale.
Una scelta che, secondo Berlusconi, ''lo premierebbe anche elettoralmente''.
''A me sembra francamente difficile fermare la macchina elettorale'', commenta dal canto suo il vicepremier, Massimo D'Alema, che aggiunge: si tratta di ''un delicato problema di natura giuridica e se ne sta occupando il ministero degli Interni.
Spero che si possa trovare una via d'uscita''.
Anche perche', spiega il ministro degli Esteri, a dieci giorni dal voto sarebbe una situazione non normale quella di fermare e rinviare. A definirsi ''asolutamente contrario al rinvio delle elezioni'' e' Walter Veltroni, segretario e candidato premier del Partito democratico.
Per l'ex sindaco di Roma ''per il nostro Paese sarebbe anche un colpo d'immagine gravissimo e non vorrei che il rinvio fosse un auspicio del Pdl, visto che l'aria e' cambiato''.
''E' una cosa aperta nella destra - sottolinea Veltroni - e la destra la risolva''. vlm/mcc/ss