TV/RETE 4: PIU' CHE A CONSIGLIO DI STATO POSSIBILE RITORNO A CONSULTA
Potrebbe passare di nuovo per la Corte
si risolvono problemi e anomalie del diritto italiano, c'e'
chi, tra gli esperti in telecomunicazioni, prevede un nuovo
intervento della Consulta quale uovo di Colombo per
dichiarare l'incostituzionalita' delle norme italiane con
quanto deciso ieri dalla Corte di Giustizia europea, in
materia televisiva.
L'Alta corte Ue ha infatti condannato il sistema italiano
di assegnazione delle frequenze perche' ''discriminatorio,
non trasparente, non obiettivo, non proporzionato''.
E'
''contrario al diritto europeo'' perche' protegge le vecchie
tv impedendo l'ingresso delle nuove.
Da qui, il diritto di
Europa 7 di vedersi assegnate le frequenze, in forza di una
concessione che gia' ha.
Frequenze finora occupate invece dal
canale Mediaset Rete4.
A quanto apprende l'Asca, se anche un solo soggetto
ricorresse a un qualsiasi Tar d'Italia, si innescherebbe un
nuovo iter che porterebbe fino al giudizio della Consulta,
che non potrebbe non essere di incostituzionalita' del
sistema attuale con il diritto europeo, vista la condanna di
ieri.
Certo, a parte qualche ottimista che prevede tempi
brevissimi (da tre a sei mesi) e automatici di passaggio
della terza rete Mediaset sul satellite, la strada e' ancora
lunga.
Si tende a escludere infatti che la soluzione possa
passare per il Consiglio di Stato.
Secondo alcune
interpretazioni giuridiche sarebbe proprio quest'organo a
poter obbligare le istituzioni italiane, segnatamente il
ministero delle Comunicazioni e l'Autorita' per le Tlc, a
fare tutto quanto e' possibile per applicare la sentenza
della corte di giustizia europea.
Se cosi' fosse, la sentenza
di Lussemburgo sarebbe immediatamente eseguibile.
Ma e' piu'
facile immaginare che il Consiglio di Stato dica al
Parlamento di intervenire con una legge che ora non c'e'.
Per
questo si tratta di uno scenario che lascia particolarmente
perplessi.
Cosi' come e' difficile ipotizzare la via
giudiziaria allo switch off digitale.
C'e' la strada
immediatamente praticabile (secondo la sentenza della Corte
di giustizia europea) del risarcimento del danno patito (Il
proprietario di Europa 7 Di Stefano ha chiesto 800 milioni
fino al 2004 se ottiene le frequenze.
In caso contrario, 3
miliardi di euro).
In definitiva, secondo gli esperti, il problema principale
per l'Italia non e' il ''quando'' Rete4 passera' sul
satellite ma la mancanza di una legge che definisca
chiaramente che debba essere lo Stato a gestire, secondo i
principi europei, la transizione al digitale.
Una norma gia'
contenuta, in realta', nel ddl Gentiloni che pero' giace da
tempo in Parlamento.
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